Il Vesuvio e i Campi Flegrei sono fra le zone vulcaniche più attive al mondo. Dopo Yellowstone negli USA e le Isole Hawaii, viene subito il vulcano partenopeo.

Per arrivare al Vesuvio, si attraversano diversi paesini lungo la strada. È impressionante quante case si trovano sui pendii del colosso roccioso, che nel 79 d.C. distrusse Pompei e Ercolano e che durante la sua ultima eruzione, nel 1944, seppellì la chiesa della vicina S. Sebastiano sotto 7 m di ceneri.

Più si sale, più si intravedono le strutture abbandonate per mancanza di permessi in quello che chiamano “Parco Nazionale”. Il sito attira più di 300.000 turisti all’anno, la loro presenza si nota, non solo per il traffico intenso, ma per la spazzatura lasciata ovunque. Un tempo invece, questo luogo deve essere stato di una vegetazione selvatica e lussureggiante, come gli si addice ad un punto di concentrazione d’energia terrestre.

Gli indizi di un Monte Sacro profanato sono agli occhi di tutti. vesuvio-vicinanza comuni

Le case e i cancelli sparsi ovunque hanno intaccato, poco a poco, la cintura verde che circondava nel passato il monte. Un habitat, che in passato ospitava molti animali che vivevano in sintonia con l’energia particolare di questo luogo, così come avviene tuttora a Yellowstone, che si trova in un immenso territorio vasto protetto dallo statuto di Parco Nazionale. Quando la terra sta per sgranchirsi in uno dei suoi numerosi eventi sismici, gli animali lo avvertono con molto anticipo e intere mandrie scappano per mettersi al riparo da terremoti ed eruzioni, percorrendo anche grandi distanze, allertando con questi spostamenti cosi massicci anche gli uomini, o almeno coloro, che ancora sanno vedere. Al Vesuvio, questi segni premonitori naturali sono ormai impossibili da osservare e il Monte Sacro è stato privato dal suo alleato. Ci siamo dimenticati che la terra è un organismo vivente quanto noi stessi, con l’unica differenza che vibra ad una frequenza molto più bassa rispetto alla nostra, per cui ci pare a volte di non poterla percepire, per cui rischiamo di considerare la Terra un oggetto senza vita propria.

Con la nostra presunzione e supremazia di riuscire a controllare tutto, il vulcano sembra un drago legato ad una catena di cotone, con gli addetti dell’Osservatorio vulcanologico convinti di poterlo dominare.

Il Monte di Fuoco assomiglia ad una partoriente a cui sono state messe delle sonde sulla pancia per osservare l’avanzamento del travaglio sugli schermi nella sala computer. Il Drago li lascia fare, non prendendoli molto sul serio, perché quando ci si avvicina alla bocca del vulcano, tutte le sonde e apparecchiature vulcanologiche si rivelano dei semplici giocattoli.

La vista sul cratere è spettacolare. È enorme, praticamente rotondo, mentre i colori principali sono il marrone, il rosso, il giallo , il grigio e il nero. E all’improvviso capisco che mi trovo davanti a un’enorme incubatrice. E’ qui, nei vulcani, in fin dei conti, che nasce il supporto della vita di tutto il pianeta: Il vulcano genera nuova terra. Tutti i fenomeni vulcanologici temuti e allo stesso tempo ammirati dai noi umani non sono altro che la nascita di nuova terra. Il vulcano può partorire in modo più lento ma costante con le sue colate di lava, che creano nuovi pendii o trasformano la vicina costa. La terra viene modellata. Questa trasformazione riguarda soprattutto le zone più vicine al monte-madre.

STRUTTURA VULCANOOppure il parto avviene in modo veloce ed esplosivo detto “piroclastico”, facendo uscire ciò che ha nella camera magmatica in un grande artificio di fuoco e fumo denso di lapilli e particelle di rocce. Tutto questo materiale ha reso la terra del Vesuvio particolarmente fertile, come una madre che pensa alla salute dei suoi figli dove i figli sono la terra stessa. Con questo tipo di eruzione, il Vesuvio riesce a arrivare più lontano. Quando si visita Ercolano, un paesino a qualche km di distanza, si possono ancora osservare, dopo quasi 2000 anni, la stratificazione di cenere che è avvenuta in seguito a quel tipo di eruzione. Ercolano è rimasta sepolta sotto 25 m di ceneri, e anche se ora è stata liberata, in alcuni punti, per esempio nelle finestre, si vedono bene le conseguenze di quell’eruzione: Le grate sono ancora incollate e coperte da ciò che sembra cemento e che in realtà è cenere, e gli stipiti in legno delle porte si presentano carbonizzate.

Plinius ricorda un terzo tipo di parto/eruzione aplinoncora, in cui il Vesuvio generava i “plini”, enormi formazioni di rocce a forma di palla, ma immensamente più grandi.

Questi plini, durante il loro percorso giù dal monte, portano con se tutto ciò che trovano, causando delle enormi valanghe, che trasformano integralmente il territorio non solo circostante ma una area ben più vasta rispetto agli altri due tipi di eruzione.

Tradizionalmente, il vulcano è associato a Marte, così come lo è la città più vicina, Napoli. Tuttavia, guardando questo cratere aperto, enorme, ma allo stesso tempo così vulnerabile, si capisce che non ha niente di “maschile”.

weibliche genitalien

Il cratere è il canale di parto di Gaia, da dove fuoriesce l’energia trasformata, che piano piano si materializza e solidifica.

Dimenticata da millenni e sostituita dai Dei della guerra, la Madre Terra in realtà non porta distruzione, ma nuova vita.

Noi che viviamo sulla terra come delle formiche, non rispettando più il fatto che ognuno ha bisogno del suo spazio invalicabile attorno a se, percepiamo solo la minaccia. Ma come noi non badiamo alle formiche che calpestiamo durante una passeggiata, allo stesso modo il Vesuvio non bada a noi, ma continua a generare terra e modellarla costantemente. Una convivenza è possibile, naturalmente, così com’è sempre stata, perché la terra non ci è ostile, tutto il contrario, ma non siamo noi a dominarla. L’antico concetto del Monte Sacro, al quale non si avvicinava senno per motivi religiosi, dal quale era opportuno tenersi a distanza, è stato dimenticato.

Il Vesuvio non fa guerra a nessuno, ma assicura, alla fine, la sopravivenza del nostro pianeta stesso, così come nel nostro corpo vengono continuamente generate nuove cellule, il vulcano genera nuova terra. Difatti, gli enormi plini, assomigliano vagamente alle minuscole cellule di un qualsiasi organismo. Come sopra così sotto, come dentro così fuori.

Il Vesuvio ha un suo ritmo, una sua velocità di respiro. Gli scienziati sanno che il Vesuvio prende fiato e genera nuovi figli a un ritmo pressoché regolare. Una gravidanza, che dura all’incirca sei decenni. Trascorso questo periodo, il monte si sveglia e trasforma tutto ciò che gli è vicino, se stesso compreso. Se questo ritmo è interrotto, succede ciò che sperimentano molte donne che arrivano a un parto oltre il termine: il figlio è grosso, il parto si complica. Il tappo per così tanto tempo rimasto nel cammino del vulcano, addensandosi sempre di più, blocca il canale del parto. Il risultato è un elevato accumulo d’energia con successivo scoppio (come le acque che si rompono) prima che nasca il figlio ossia fuoriesca la lava.

E mentre una donna riesce a partorire “solo” gemelli o in alcuni (rari) casi nascite multiple, il vulcano genera i suoi plini, anche se possono arrivare a cifre ben più elevate rispetto alla donna…

Quindi, non è Marte che governa sul Vesuvio, non solo perché è di natura maschile, ma perché è un pianeta considerato “personale” come la Luna, Venere, Mercurio e il Sole. Le qualità di questi pianeti si sperimentano quindi principalmente a livello individuale. I pianeti “esterni”, ossia quelli dal punto di vista geocentrico “dietro al Sole”, sono considerati “collettivi”: dato il lungo periodo necessario per la rivoluzione attorno al Sole, i loro effetti si notano prevalentemente in termini lunghi, a volte intere generazioni. Anche gli effetti benefici del Vulcano si notano solo in termini di ere e non di anni. I pianeti di (relativamente) recente scoperta, ossia Urano (1781), Nettuno (1846) e Plutone (1930) sono associati alle forze del collettivo che vanno oltre quelle personali: Urano con la rivoluzione francese e la necessità di liberarsi di antichi schemi e modelli, Nettuno con il Marxismo e l’utopia di un mondo migliore e Plutone con le deportazione e lo sterminio di massa nonché la bomba atomica.

Per comprendere la natura “planetaria” della vulcanologia, basta leggere qui:

Nel XVIII secolo, due scuole si affrontano: i nettunisti che pensano sia il contatto dell’acqua sulla pirite che infiamma gli strati di carbone e che fa fondere le rocce circostanti; mentre i plutonisti affermano che esiste una massa di roccia in fusione nelle profondità della Terra e che l’eruzione dipende dal particolare luogo.[1]

Plutone è associato al potere (e al suo abuso e denaturazioni), alla distruzione totale e alla morte. Ma questa visione sembra troppo limitata e proiettata esclusivamente sul lato negativo del pianeta. Anche il Vesuvio porta distruzione totale (di ciò che è) e morte (fine di un ciclo). Ma questo è vero solo se si prende in considerazione un periodo inappropriato per questo organo vitale della Terra. Cambiando la profondità di campo nell’obiettivo della nostra camera fotografica del tempo, l’ottica cambia e si vede che la distruzione comporta riorganizzazione, la morte comporta rinascita. Nulla rimane come prima e l’evoluzione continua.

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_vulcanologia

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